Noindex sulle pagine condivise: Google ora lo chiede di default

Il mese scorso hai consegnato a un cliente un preventivatore: l'utente compila tre campi e riceve una pagina con il suo preventivo e un link da girare al socio. Funziona, il cliente è contento. Il 26 ottobre Google ha scritto che quella pagina dovrebbe avere un noindex fin dal primo giorno. E se nessuno ci ha pensato, il problema non è del cliente: è di chi l'ha costruita.

Cosa ha cambiato Google nella guida sullo spam generato dagli utenti?

Il 26 ottobre Google ha aggiornato la guida Prevent user-generated spam on your site and platform. Il registro degli aggiornamenti la riassume così: indicazioni per bloccare l'indicizzazione dei contenuti condivisi via link e per sorvegliare gli abusi in Search Console.

Confrontando la pagina con la copia del 15 ottobre le modifiche sono tre.

Google non nomina prodotti e non parla di sanzioni nuove. Marie Haynes e Lily Ray, riporta Search Engine Roundtable, ci leggono l'annuncio di azioni manuali contro strumenti AI e generatori di app. È un'ipotesi loro: Google non l'ha confermata.

Perché le pagine condivise dei clienti diventano un problema dell'agenzia?

Perché negli ultimi due anni sui siti dei clienti abbiamo messo parecchi strumenti che generano pagine: preventivatori, configuratori di prodotto, liste dei desideri condivisibili, report "scarica il tuo risultato", piccoli tool AI usati come lead magnet. Ognuno crea un indirizzo nuovo a ogni utilizzo. Nessuno di questi indirizzi è stato pensato per Google, ma se la pagina è raggiungibile e non dice il contrario, Google può indicizzarla.

Il danno ha due forme. La prima è banale: centinaia di pagine quasi vuote nel dominio del cliente, che non portano niente e sporcano i rapporti. La seconda è quella che la guida descrive fin dall'inizio: uno strumento aperto, senza controlli, è una porta per chi vuole pubblicare spam su un dominio che non è il suo. Se il tool accetta testo libero e lo restituisce in una pagina, qualcuno prima o poi ci prova.

Quando succede, il cliente non chiama Google. Chiama te, perché lo strumento l'hai consegnato tu. E la domanda sarà: «perché non era protetto?». Fino a ieri potevi rispondere che non era una regola scritta. Dal 26 ottobre lo è, nero su bianco, nella documentazione di Google.

C'è anche un effetto sui preventivi. Il noindex di default, il monitoraggio in Search Console, un filtro contro gli invii automatici: sono voci che vanno scritte nell'offerta di qualunque strumento interattivo. Se non le scrivi, il cliente le darà per incluse quando servirà.

Pagine generate sul sito del cliente

Cosa controllare questa settimana sui siti dei clienti?

  1. Fai l'inventario degli strumenti che generano pagine. Sito per sito: cosa crea un indirizzo nuovo a ogni uso? Preventivi, risultati, condivisioni, profili, output AI. È una lista da dieci minuti per cliente, e quasi nessuno ce l'ha.
  2. Cerca quelle pagine su Google. Un `site:` sul percorso dello strumento, poi il rapporto Indicizzazione delle pagine in Search Console. Se trovi indirizzi indicizzati che nessuno ha deciso di pubblicare, hai la risposta.
  3. Metti il noindex di default sulle pagine generate, con meta tag o intestazione X-Robots-Tag. Pubblico solo quello che qualcuno sceglie di rendere pubblico.
  4. Verifica che ogni dominio sia in Search Console con un indirizzo che leggi davvero. Gli avvisi di azione manuale arrivano lì: se la proprietà è intestata a un ex collaboratore, l'avviso non lo vede nessuno.

Cosa non fare con il noindex sulle pagine condivise?

Non bloccare tutto in robots.txt per fare prima. La guida lo ammette come alternativa, ma per le pagine già indicizzate è la scelta sbagliata: Google stesso scrive che se la pagina è bloccata da robots.txt il crawler non vede il noindex, e l'indirizzo può restare nei risultati. Prima il noindex, poi semmai il blocco.

Non vendere al cliente un'emergenza che non c'è. Non esiste una nuova penalizzazione annunciata, ed è giusto dirlo. Quello che c'è è una regola scritta e un controllo che costa poco: presentalo così.

Gli strumenti che consegniamo restano sul dominio del cliente anche quando noi siamo passati ad altro, e conviene che sappiano già cosa mostrare a Google.

Fonti: Prevent user-generated spam on your site and platform — Google Search Central, aggiornata il 26 ottobre 2026 · Updated guidance on preventing user-generated spam — registro aggiornamenti Search Central, 26 ottobre 2026 · Block Search indexing with noindex — Google Search Central · Google Warns Tools On User-Generated Spam Guidance & More — Search Engine Roundtable, 26 ottobre 2026 · Google tells platforms to noindex link-shared pages by default — PPC Land, 26 ottobre 2026

Articolo scritto con un assistente AI a partire da fonti primarie, pubblicato in automatico e riletto da Stefano Scaffidi Domianello dopo la pubblicazione. Segnalazioni: stefano@scafnet.it