Microsoft Clarity e visibilità AI: chi decide cos'è brand

Hai venduto al cliente un lavoro sulla visibilità nelle risposte AI. Nel report del mese mostri la dashboard di Microsoft Clarity, e il numero che conta è quello delle ricerche non di marca: la prova che il cliente viene trovato da chi ancora non lo conosce. Da ieri sappiamo che quel numero dipende da una lista di parole che Clarity ha compilato da sola.

Cosa è successo davvero

Il 29 settembre Microsoft ha annunciato che nella dashboard AI Visibility di Clarity i Brand Terms si possono modificare, da Settings > AI Visibility. Sono i termini con cui Clarity decide se una query è di marca o no.

Il post dice quattro cose. La lista iniziale è precompilata da Clarity, come punto di partenza da rifinire. Si possono aggiungere sigle, grafie alternative, nomi localizzati, traduzioni ed errori di battitura. I termini si raggruppano sotto un Brand Name, e la dashboard si filtra per marchio o per singolo termine. Tenere la lista aggiornata, scrive Microsoft, migliora l'accuratezza della classificazione e la qualità dei report.

La separazione fra query di marca e generiche era arrivata il 3 agosto: etichetta sulle singole query, filtri, e la Share of authority divisa per tipo di query. Le query in questione sono quelle che i sistemi AI usano per cercare le fonti prima di rispondere. La dashboard delle citazioni è disponibile per tutti dal 13 maggio.

Perché riguarda te che vendi consulenza

Il dato di marca e quello generico non dicono la stessa cosa. Se il cliente è citato quando qualcuno cerca il suo nome, è merito del marchio. Se è citato su una ricerca generica, è merito dei contenuti: cioè del lavoro che hai venduto tu. È la metrica che finisce nella slide.

Il punto è che il confine fra le due colonne lo ha tracciato Clarity, con una lista che nessuno ha guardato. Pensa ai clienti tipici di un'agenzia italiana: un nome di famiglia, una sigla, un marchio che la gente scrive male, prodotti con un nome proprio. Se una di quelle varianti manca dalla lista, le ricerche che la contengono finiscono fra quelle generiche. E il dato non-brand sale per un motivo che col tuo lavoro non c'entra.

La mia posizione è questa: la lista va controllata prima del prossimo report, non dopo. Un dato gonfiato oggi è un calo inspiegabile domani, il giorno in cui qualcuno la corregge.

Poi ci sono tre cose che il post non dice, e che contano per chi confronta i mesi:

C'è anche un dettaglio da ricordare quando mostri la Share of authority. Microsoft la definisce come la quota di citazioni del dominio sul totale, calcolata sulle query in cui il dominio è già comparso. Non misura le ricerche in cui il cliente non c'è.

Clarity, visibilità AI e dato non-brand

Cosa fare questa settimana

  1. Apri Settings > AI Visibility in ogni progetto Clarity dei clienti e leggi la lista precompilata. Aggiungi sigle, nome italiano e straniero, errori di battitura frequenti, nomi dei prodotti. Se il cliente ha un marchio che è anche una parola comune, segnalalo nel report.
  2. Salva il dato non-brand prima di modificare la lista, con data e screenshot. Poi guarda di quanto cambia nei giorni successivi. È l'unico modo per sapere cosa succede ai numeri, visto che Microsoft non lo scrive.
  3. Nel report di ottobre scrivi una riga sulla modifica: il giorno in cui hai cambiato la lista e cosa hai aggiunto. Se il dato si muove, la spiegazione è già lì.
  4. Controlla chi ha accesso ai progetti Clarity dei clienti. La lista sta nelle impostazioni del progetto: se ci mette mano anche un collaboratore del cliente, il dato può cambiare senza che tu lo sappia.

Cosa NON fare

Chiusura

Una metrica nuova vale quanto le regole con cui viene contata: questa volta almeno una la puoi scrivere tu.

Fonti: Microsoft Clarity, Customize Brand Terms in AI Visibility (29/09/2026) · Microsoft Clarity, Branded and non-branded queries (03/08/2026) · Microsoft Clarity, Citations now generally available (13/05/2026) · Microsoft Clarity, Understanding your influence: AI citations (17/02/2026) · Microsoft Learn, Citations Overview

Articolo scritto con un assistente AI a partire da fonti primarie, pubblicato in automatico e riletto da Stefano Scaffidi Domianello dopo la pubblicazione. Segnalazioni: stefano@scafnet.it