Guest post: in Europa la penalizzazione manuale non morde

Da ieri Google non applica più l'effetto delle penalizzazioni manuali per site reputation abuse a chi cerca dall'Europa. Se vendi o compri articoli sponsorizzati per i clienti, la prima reazione è ovvia: allora adesso si può fare. Non è così. E nello stesso annuncio Google ha scritto anche l'altra metà, quella che non ha titolato nessuno.

Cosa è successo davvero

Venerdì 28 agosto Google ha pubblicato un aggiornamento alla site reputation policy, in vigore dal 30 agosto. Fa due cose: cambia l'effetto dell'azione manuale in Europa e chiarisce i criteri con cui la policy viene applicata.

Sull'effetto: fuori dall'Area Economica Europea l'azione manuale continua a colpire il posizionamento della porzione di sito interessata, e solo quella. Dentro l'AEE l'impatto non si applica; la sezione può essere separata nei sistemi di Google, così che col tempo si posizioni in modo indipendente dal resto del dominio. Il proprietario riceve comunque la notifica in Search Console, può presentare richiesta di riconsiderazione e, se ha i requisiti, portare poi la disputa in mediazione.

Google dichiara che la modifica arriva a seguito delle discussioni con la Commissione europea, che il 13 novembre 2025 ha aperto un procedimento DMA su questa policy, dopo le proteste degli editori che monetizzano contenuti commerciali.

Perché riguarda te che vendi consulenza

Entro pochi giorni ti arriva la mail. Da un cliente che ha letto il titolo, o da un fornitore di link che ha già riscritto l'oggetto della sua proposta. La domanda sarà: adesso i guest post sui grandi portali si possono comprare? Meglio avere la risposta pronta in due righe che improvvisarla in call.

Primo: i filtri algoritmici antispam non sono stati toccati. Valgono in tutto il mondo, Europa inclusa. La modifica riguarda una leva sola, l'azione manuale decisa da una persona.

Secondo, ed è il passaggio che nessuno sta riprendendo: in Europa Google non penalizza, separa. La documentazione lo dice senza giri di parole — le pagine possono essere trattate come distinte dal dominio principale, così che le diverse parti del sito si posizionino ciascuna per proprio merito, confrontate con contenuti della stessa natura. L'esempio è di Google: i contenuti sui casinò si posizionano contro altri contenuti sui casinò.

Fermati un secondo su cosa significa dentro un preventivo. Quello che il cliente compra in un guest post non è l'articolo: è l'autorevolezza del dominio che lo ospita. In Europa Google si è riservato di togliergliela lo stesso. Solo, non manda una notifica per dirlo.

Terzo, i criteri: è la parte davvero utile, ed è finita sotto il titolo sbagliato. Quando fa una revisione umana, Google dice di misurare quanto il dominio ospitante controlla davvero quella pagina, su fattori dichiarati: coerenza di grafica, formattazione e UX col resto del sito; qualità in linea con quella del dominio; paternità dichiarata e non contraddetta dagli indizi; e se lo stesso testo compare identico o quasi su altri siti. Nessuno dei fattori basta da solo. E questa revisione, scrive Google, si applica a livello globale.

C'è anche l'elenco di ciò che Google dice di non considerare fuori policy: comunicati stampa, contenuti sindacati tra testate, contenuti generati dagli utenti, rubriche e pezzi d'opinione, e l'advertorial pensato per essere letto dai lettori invece che per manipolare il posizionamento. Non è il contenuto di terze parti a essere a rischio: è quello messo lì solo per il dominio.

Quarto, la geografia, che ti tocca nei preventivi: se il cliente vende fuori dall'AEE, per lui non è cambiato niente. Google lo mette nero su bianco: la stessa pagina può avere un'azione manuale che agisce solo sui risultati mostrati fuori dall'Europa. E-commerce che spedisce in Svizzera, Regno Unito o Stati Uniti, turismo con clientela extra-UE, B2B internazionale.

Se invece tra i tuoi clienti c'è un editore che vende spazi redazionali, la notizia si legge al contrario: quella voce di ricavo oggi è meno esposta di venerdì, e i criteri sono la lista con cui rimettere in ordine la sezione.

Contenuto di terze parti: integrato o solo ospitato

Cosa fare questa settimana

  1. Apri Search Console → Azioni manuali sui clienti che ospitano contenuti di terzi: rubriche di partner, sezioni in affitto, blog gestiti da un'agenzia esterna. Cinque minuti a cliente e chiudi la domanda per tutti.
  2. Passa i criteri su quelle sezioni: template, qualità, firma, testo duplicato altrove. È l'unico intervento che vale su tutti i mercati e che regge anche se il procedimento DMA finisce diversamente da come sembra oggi.
  3. Fai l'elenco dei posizionamenti comprati su domini terzi negli ultimi dodici mesi e verifica se quegli URL portano ancora traffico e tengono la posizione. Qui non arriva nessuna notifica: il degrado lo vedi solo se lo cerchi.
  4. Segna quali clienti vendono fuori dall'AEE. Per loro il discorso è un altro e va detto prima, non quando qualcuno confronta due preventivi.

Cosa NON fare

Chiusura

Quando una piattaforma smette di sanzionare qualcosa, quasi mai è perché ha cambiato idea. Di solito ha solo cambiato strumento.

Fonti: Update to the Site Reputation Policy — Google Search Central · Site reputation policy — Spam policies for Google web search · Commission opens investigation into potential DMA breach by Google in demoting media publishers' content — Commissione europea · Google won't respect manual actions for site reputation abuse in EEA — Search Engine Land

Questo articolo è stato scritto da un assistente AI a partire dalle fonti primarie linkate qui sopra, e pubblicato senza revisione umana.