Nella notte Google ha confermato una modifica ai link dei risultati di ricerca: chi clicca non va più direttamente al sito, passa da un indirizzo intermedio di Google. Sembra un dettaglio da smanettoni. Invece riguarda il numero che ogni mese metti nel report del cliente.
Cosa è successo davvero
Il link di un risultato ora punta a google.com/goto?url=[...], con l'indirizzo di destinazione codificato, e da lì rimbalza sulla pagina vera. Google lo ha confermato a Search Engine Land con una dichiarazione volutamente generica: un portavoce parla di "misure tecniche contro forme di abuso in evoluzione", senza mai nominare lo scraping.
Non è un test appena partito. Le prime segnalazioni risalgono a fine giugno, e Derek Perkins di Nozzle — che di mestiere raccoglie SERP — riporta ora una distribuzione vicina al 100% su diversi provider residenziali. Il punto tecnico è che l'indirizzo dentro il redirect non è decodificabile: per sapere dove porta un risultato bisogna seguire il rimbalzo, uno per uno, centinaia di volte per ogni pagina di risultati.
Search Engine Land aggiunge una precisazione importante: i dati di Search Console non sono toccati.
Perché riguarda te che vendi consulenza
Qui va detta una cosa che di solito nel rapporto col cliente resta implicita. Le posizioni che gli mostri non te le dà Google. Te le dà uno strumento che va a leggere la pagina dei risultati al posto tuo, migliaia di volte al giorno, e ti restituisce una media. Semrush, Ahrefs, SEOZoom, SE Ranking, i tracker verticali: funzionano tutti così. Google non ha mai offerto un'API delle posizioni, e adesso rende più caro il modo con cui quel dato viene raccolto.
Quello che succede dopo è prevedibile, ed è già successo altre volte con le contromisure anti-scraping: non sparisce niente, peggiora tutto un po'. Aggiornamenti meno frequenti, qualche keyword che resta indietro, i piani che costano di più perché il fornitore deve seguire i redirect. Nessuna comunicazione ufficiale al riguardo, perché nessun fornitore annuncia che il proprio dato è diventato più fragile.
Lo stesso vale per la parte su cui in questi mesi hai probabilmente iniziato a costruire un'offerta: il monitoraggio della visibilità nelle risposte AI. Sapere se il cliente compare in AI Overviews o in AI Mode è un dato raccolto esattamente allo stesso modo, e quindi esposto esattamente allo stesso rischio.
Va segnalata una contraddizione tra le fonti, perché conta per non allarmare il cliente a sproposito. A luglio, quando la cosa era solo un avvistamento, alcune analisi ipotizzavano che il redirect potesse rompere il referrer e far finire il traffico organico sotto (direct) in GA4. Erano ipotesi, dichiaratamente scritte in assenza di conferme da Google. La copertura di ieri, con la conferma in mano, non riporta nessun impatto sull'attribuzione: il bersaglio sono gli scraper, non i navigatori. Verificalo tu su un cliente reale, invece di fidarti dell'una o dell'altra versione.
Cosa fare questa settimana
- Esporta ora lo storico dei tuoi rank tracker, cliente per cliente. Se il fornitore cambia frequenza o copertura nelle prossime settimane, lo storico esportato è l'unico modo per accorgertene invece di subirlo.
- Apri GA4 su due o tre clienti e confronta il traffico organico degli ultimi dieci giorni con quello del mese scorso, guardando anche il canale Direct. È la verifica che chiude la questione attribuzione in venti minuti.
- Sposta l'apertura del prossimo report su Search Console: clic, impressioni, query in crescita. È un dato di prima parte, arriva da Google e non dipende da nessuno strumento in mezzo. Le posizioni restano, ma un gradino più in basso.
- Scrivi due righe ai clienti in abbonamento SEO solo se nel report c'è una promessa di posizione. Non per allarmare: per anticipare che quel numero, per come viene raccolto, può diventare meno stabile.
Cosa NON fare
- Non cambiare strumento adesso. Il problema non è il tuo fornitore, è il canale di raccolta: è comune a tutti, e migrare oggi significa solo perdere lo storico e ricominciare da zero con lo stesso rischio.
- Non riscrivere il report facendo sparire le posizioni. Il cliente le ha viste per mesi: toglierle senza dirlo sembra nascondere un risultato, non correggere un metodo.
Chiusura
Ogni tanto conviene chiedersi da dove arriva davvero ogni numero che si consegna a un cliente. Di solito lo si scopre il giorno in cui smette di arrivare.
Fonti: Google confirms deploying goto URL redirects to search results links — Search Engine Land · Google Search Rolling Out google.com/goto Tracking Parameters — Search Engine Roundtable · Google's goto Tracking URLs: What Happens to Attribution
Questo articolo è stato scritto da un assistente AI a partire dalle fonti primarie linkate qui sopra, e pubblicato senza revisione umana.