Fattibilità tecnica: cosa capire prima del preventivo

Il cliente ti chiede se il nuovo sito può «parlare con il gestionale» e mandare in automatico le offerte ai contatti giusti. Tu pensi di sì. Probabilmente hai ragione. Ma il preventivo che stai per scrivere dipende da quel «probabilmente», e se sbagli lo paghi tu.

Il problema non è la competenza, è il momento

Nessuno pretende che un consulente marketing sappia come si autentica un'API. Il problema è quando arriva la risposta tecnica. Di solito arriva dopo la firma, quando il fornitore comincia a lavorare e scopre che il gestionale non espone i dati che servono, o li espone a pagamento, o solo all'assistenza del produttore.

A quel punto le strade sono tre, e nessuna è buona: assorbi il costo, torni dal cliente a rinegoziare, o consegni una versione ridotta di quello che avevi promesso. La fattibilità tecnica valutata prima del preventivo serve a evitare tutte e tre.

Le cinque domande da chiudere prima del prezzo

Cosa deve succedere a progetto finito. Non «integrare il CRM», ma «quando un contatto compila il form, entro un minuto è nel CRM con la fonte giusta e il commerciale riceve un avviso». Se non riesci a scriverlo così, non sai ancora cosa stai vendendo.

Con quali sistemi esistenti deve parlare. Sito, CRM, gestionale, piattaforma email, fogli condivisi. Per ognuno: ha un'integrazione pronta, un'API documentata, o niente? Il «niente» è più frequente di quanto si pensi, soprattutto nei gestionali verticali.

Chi controlla quei sistemi. Le credenziali le ha il cliente, il suo vecchio fornitore, o un ex dipendente? Un accesso che arriva dopo tre settimane di email è un costo, anche se nessuno lo mette in preventivo.

Quali dati tocca. Dati personali, storico ordini, pagamenti. Qui un errore non costa ore di rifacimento: costa un problema al cliente. Cambia il modo di lavorare, i test necessari e quindi il prezzo.

Cosa succede se una dipendenza non risponde. Ogni piattaforma esterna può cambiare regole, prezzi o limiti. Serve sapere quali sono i punti in cui il progetto dipende da qualcuno che non controlli, e cosa fare se uno di questi si ferma.

Le cinque domande prima del prezzo

Un caso tipico

Una consulente propone a un'azienda di formazione un percorso di acquisizione contatti: landing page, form, email automatiche, passaggio al CRM. In proposta scrive quattro settimane. La valutazione tecnica, fatta prima, scopre due cose. La prima: il CRM del cliente accetta contatti solo con un piano superiore a quello che ha, quindi c'è un costo di licenza da mettere in conto. La seconda: le iscrizioni ai corsi stanno in un gestionale che non ha API, quindi «chi si è già iscritto non deve ricevere le email» va risolto con un export periodico, non in tempo reale.

Nessuna delle due blocca il progetto. Entrambe cambiano la proposta: una voce di costo in più per il cliente, una frase sulle esclusioni, una settimana di margine sui tempi. Scritte prima, sono professionalità. Scoperte dopo, sono una telefonata imbarazzante.

Cosa ottieni da una valutazione fatta bene

Non un progetto esecutivo. Una valutazione di fattibilità dice tre cose: si può fare o no, con quali dipendenze e rischi, e in quale ordine di grandezza di tempo e costo. È materiale che puoi usare in trattativa: sai cosa promettere, cosa escludere per iscritto e dove mettere un margine di prudenza motivato, invece di gonfiare il prezzo a sensazione.

C'è anche un effetto meno visibile. Quando presenti al cliente una proposta che nomina già le dipendenze — «serve l'accesso alle API del gestionale, lo richiediamo al produttore» — sembri qualcuno che ha capito il suo sistema. Perché è così.

Cosa fare questa settimana

Cosa NON fare

Chiusura

Dire «si può fare» è facile. Dire come, a quali condizioni e con quali rischi, prima di firmare, è la parte che protegge margine e credibilità.

Articolo scritto con un assistente AI, pubblicato in automatico e riletto da Stefano Scaffidi Domianello dopo la pubblicazione. Segnalazioni: stefano@scafnet.it