Contenuti AI: Google chiede la revisione anche dei meta tag

Il preventivo dice «ottimizzazione SEO on page». Nella pratica, title, meta description e testi alternativi di trecento pagine li ha scritti un plugin con l'AI in un pomeriggio, e nessuno li ha letti uno per uno. Da ieri Google scrive che quella rilettura è fondamentale.

Cosa è successo davvero

Il 1° ottobre Google ha aggiornato la sua guida sull'uso dei contenuti generati con l'AI. Nel registro delle modifiche la motivazione è allineare la documentazione a quanto Google presenta agli eventi per sviluppatori, con informazioni prese dalle linee guida dei Search Quality Rater.

Confrontando la pagina con la copia d'archivio del 27 settembre, le frasi nuove sono tre. I modelli generativi non recuperano fatti: prevedono la sequenza di parole più probabile. Per questo possono contenere inesattezze, le allucinazioni. E poi: è fondamentale verificare e rivedere manualmente tutti i contenuti generati con l'AI prima di pubblicarli.

La frase sui metadati c'era già, ma diceva che l'attenzione all'accuratezza «include» title, meta description, dati strutturati e alt. Ora dice che la revisione si applica anche a loro, perché possono comparire nei risultati.

Il resto non cambia: l'AI resta utile per fare ricerca e dare struttura, generare tante pagine senza valore può violare la norma sullo scaled content abuse, e per l'e-commerce valgono le regole di Merchant Center.

Perché riguarda te che vendi consulenza

Non è una regola nuova di ranking, e Google non lo dice. Non annuncia sanzioni né collega la modifica allo spam update di settembre, ancora in corso dal 24. Il collegamento lo ipotizza Search Engine Roundtable, non Google.

Quello che cambia è un'altra cosa: adesso c'è una frase scritta. Quando un cliente ti chiederà come vengono prodotti i testi del suo sito, la risposta «li genera lo strumento» non basta più, perché Google ha messo per iscritto cosa si aspetta.

E il punto debole non è l'articolo del blog. Quello, di solito, qualcuno lo legge. Il punto debole sono i metadati generati in blocco: le meta description riempite dal plugin SEO, gli alt creati al caricamento delle immagini, lo schema compilato da un'estensione. È la parte che si vende come «ottimizzazione», si fa in automatico perché costa poco, e nessuno apre più.

Un esempio tipico: una meta description generata che promette «spedizione gratuita» o un «-20%» che il cliente non offre più. Compare nei risultati con il nome del cliente sopra. È esattamente il genere di inesattezza di cui parla la guida.

Per i clienti e-commerce c'è un secondo livello, che c'era già ma ora pesa di più. Merchant Center chiede che titoli e descrizioni prodotto generati con l'AI passino dagli attributi structured_title e structured_description, con digital_source_type impostato su trained_algorithmic_media. Le immagini generate devono conservare il metadato IPTC TrainedAlgorithmicMedia. Se il feed lo produce uno strumento AI e finisce solo nei campi normali, la regola non è rispettata.

Un dettaglio pratico: la versione italiana della guida non è ancora aggiornata. Dice ancora «include», senza le frasi sulla verifica manuale. Se il cliente la legge in italiano, non trova quello che trovi tu.

Contenuti AI sui siti dei clienti

Cosa fare questa settimana

  1. Fai l'inventario di cosa genera cosa. Per ogni sito che segui, elenca dove title, meta description, alt, schema e schede prodotto nascono da uno strumento AI: plugin, app, script tuoi. È una tabella, non un audit.
  2. Rileggi un campione delle meta description generate. Venti pagine per sito, cercando prezzi, promozioni, tempi di consegna, numeri. Ogni dato che non trovi nella pagina è da correggere.
  3. Controlla il feed dei clienti e-commerce. Se titoli o descrizioni sono generati, verifica che arrivino a Merchant Center negli attributi strutturati e non in title e description.
  4. Scrivi la revisione nel preventivo. Chi rilegge, cosa, con quale campione. Se la revisione non ha una riga, prima o poi qualcuno la toglie per stare nel prezzo.

Cosa NON fare

Chiusura

L'AI scrive in fretta i testi che nessuno legge. La guida di Google chiede solo che qualcuno torni a leggerli.

Fonti: Google Search Central, Guidance on using generative AI content on your website · Google Search Central, Latest documentation updates (1/10/2026) · Google Merchant Center, AI-generated content · Google Search Status Dashboard · Search Engine Roundtable, Google: Manually Factcheck & Review AI-Generated Content

Articolo scritto con un assistente AI a partire da fonti primarie, pubblicato in automatico e riletto da Stefano Scaffidi Domianello dopo la pubblicazione. Segnalazioni: stefano@scafnet.it